INAUGURATA LA NUOVA BIBLIOTECA “S.JANKOVIC”

Un nuovo progetto solidale ideato e concluso!

Biblioteca Stojan Jankovic a Zegar

Continuano i progetti solidali dell’associazione LOVE di Riva del Garda nei Balcani. Nel 2016 sono state realizzate diverse azioni in Dalmazia, Serbia e Kosovo.

Nell’entroterra di Zara, in particolare, sono state realizzate due biblioteche: una a Zegar, presso la scuola elementare, e una a Ridjane, in un centro sociale appena inaugurato.

La biblioteca di Zegar, completa di libri e computer con i principali programmi e per l’utilizzo di internet, è stata intitolata a Stojan Janković, eroe del villaggio. Nato nel 1636 Janković fu un serdar degli uscocchi, come suo padre e i suoi fratelli, che facevano parte delle truppe Morlacche della Dalmazia. Personaggio storico ricordato in molte delle canzoni popolari della zona, fu protagonista a Creta e Morea e per il suo coraggio e onestà venne addirittura proclamato Cavaliere di San Marco dalla Repubblica di Venezia.

«Il progetto della scuola rappresenta non solo un miglioramento dell’attività formativa dei bambini, che ogni anno aumentano – ci spiega Dejan Kusalo, referente di LOVE per la Dalmazia e originario di queste zone – ma rappresenta soprattutto un forte simbolo di rinascita e speranza per l’intera comunità».

La scuola e il villaggio di Žegar si trovano nell’area che fu, per breve tempo, la Repubblica Autonoma di Krajina. Una delle nuove realtà statuali risultati dalla dissoluzione yugoslava.

Nel decennio di conflitti interetnici che sconvolsero i Balcani negli anni ’90 e il rinfocolamento di odi interetnici sopiti dalla fine del secondo conflitto mondiale fu coinvolta, in modo pesante, anche la questa regione. Nell’agosto 1995 infatti le forze dell’esercito croato coordinarono, col supporto militare delle forze bosgnacche dell’Armata della Bosnia ed Erzegovina e della NATO, l’operazione “Tempesta” contro l’Esercito Serbo della Krajina. L’operazione, scattata il 4 agosto 1995, aveva il fine di riportare sotto il controllo croato le zone abitate dai serbi, in Dalmazia e Slavonia (la cosiddetta “Krajina” serba), indipendenti dal 1991. Il risultato dell’operazione fu tragico: oltre 2mila persone, tra soldati e civili, furono uccisi o dispersi e più di 250mila scapparono nottetempo lasciando tutte le loro proprietà e le loro case, che furono in gran parte distrutte. Più di 20mila case furono bruciate, migliaia di altre danneggiate e derubate. L’operazione si concluse con l’occupazione e annessione alla Croazia della Krajina e di tredici comuni serbi in Bosnia e della Regione Autonoma della Bosnia occidentale. L’ONU abbandonò la zona cuscinetto tra Croazia e Serbia, nella parte più orientale della Slavonia, solamente nel 1998.

A quasi vent‘anni da quei tragici eventi i profughi che tornano alle loro case sono ancora pochissimi e quelli che trovano il coraggio di farlo vivono situazioni di forte disagio sociale e una sottile ma presente e perpetua, forma di apartheid. L’operazione “Tempesta” è infatti ancora oggi motivo di grande divisione all’interno del Paese e il mantenimento di posizioni di contrasto tra croati e serbi rende una vera pacificazione e condivisione una realtà ancora di là da venire e “a 20 anni dai fatti, sono pochi i serbi rientrati nelle proprie abitazioni. Prima del conflitto la comunità serba contava il 12% della popolazione croata mentre oggi rappresenta appena il 4%.” (Euronews, 04/08/2015).

Nella società pervade ancora oggi un vero e proprio odio etnico in cui vittima principale e rappresentata dalla minoranza serba. Amnesty International ha dimostrato già da tempo preoccupazione per le tensioni nella regione (Amnesty International, 10/08/2011) e seppure negli anni successivi la situazione è migliorata è significativo sottolineare come a oggi poco più di un terzo dei rifugiati di etnia serba hanno fatto ritorno nelle proprie cas. Infatti da uno studio condotto dall’organizzazione Human Right Watch risulta che: “La discriminazione sul lavoro è stato un altro ostacolo significativo alla realizzazione di un ritorno sostenibile, e questa discriminazione è in gran parte attribuibile alle azioni delle autorità statali e locali. I posti di lavoro del settore pubblico in scuole, ospedali, forze dell’ordine, parchi nazionali, uffici postali e altri settori dell’amministrazione civile sono stati effettivamente preclusi ai serbi”.

«In questa cornice una biblioteca assume un significato simbolico oltre che pratico – prosegue Kusalo – solo lì dove vi è la possibilità di educare i propri figli, infatti, vi sarà possibilità di ritorno e in questo frangente la scuola assume un valore ancora maggiore perché la rinascita dell’istituzione è frutto di più Paesi, tra cui oggi è possibile annoverare anche la Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol per la biblioteca e la sala multimediale, e quindi un segnale di collaborazione e solidarietà dei popoli, proprio lì dove si è consumata un terribile conflitto fratricida».

INTERVISTA A FABIO FRANCESCHINI

Abbiamo incontrato Fabio Franceschini, tra i fondatori di LOVE e tra i promotori delle iniziative raccontate in queste pagine, ecco cosa ci ha raccontato dei progetti in corso in Dalmazia:

Come è nato il progetto di solidarietà alla minoranza serba in Croazia “Fiore di pietra”?

Il “Fiore di Pietra” nasce dall’amore di un nostro volontario per la propria terra. Durante il nostro impegno in alcuni progetti in Kosovo e Metochia abbiamo iniziato a frequentare la Dalmazia su invito di Dejan Kusalo, originario di Zegar che ora vive a Verona, e grazie a lui abbiamo conosciuto una realtà per molti aspetti simile a quella in Kosmet ma con l’enorme e incredibile differenza di essere all’interno dell’Unione Europea. All’epoca eravamo impegnati in alcune iniziative che ci assorbivano completamente ma l’entusiasmo di Dejan ha contagiato tutti e abbiamo deciso di ideare “Fiore di Pietra” come cornice di iniziative e progetti solidali alla minoranza serba.

Il 29 maggio è stata inaugurata la biblioteca “Stojan Jankovic” presso la scuola elementare di Zegar, il piccolo villaggio serbo in Dalmazia. Ci spieghi meglio questo vostro progetto e perché è importante aprire una biblioteca nella scuola che ha oggi solo 10 alunni?

La speranza, come l’amore, non si conta, e il nostro gesto, per quanto piccolo, vuole essere un segno tangibile, un simbolo, di una grande amicizia tra due popoli che nell’ultimo secolo hanno vissuto così tante vicissitudini, addirittura su fronti contrapposti, ma che ha origini ben lontane e che si è saldata quando l’Adriatico era il Golfo di Venezia.

I bambini rappresentano il futuro ed è con loro quindi che cerchiamo di condividere un’idea di mondo alternativa: un’idea dove ci possa essere spazio per la solidarietà e un’equa redistribuzione delle risorse. Ancor più significativo se ciò avviene all’interno dell’Unione Europea, un unione ben lontana dall’idea dei padri fondatori e dalla nostra.

La storia ha per fortuna lassi temporali ben diversi dai nostri politici e siamo sicuri che un seme ben riposto germoglierà sempre.

I libri infine sono la porta della comprensione e dell’accettazione delle differenze come ricchezza, il che è ben diverso dalla “tolleranza” che non è altro che un modo educato di morire.

Ci sono ancora dei progetti in futuro che riguardano questa scuola?

Certo: la collaborazione con la scuola e in generale con la comunità di Zegar è in continuo sviluppo e stiamo già lavorando alla fattibilità di un paio di idee che preferiremo non svelare fino a che non saremo certi di poterle portare a compimento.

LOVE è molto attiva anche in Kosovo, dove avete lanciato diversi progetti e iniziative, qual è tra tutti il progetto che ti ha soddisfatto di più, di cui sei orgoglioso in particolare?

Ogni singolo progetto è una grande emozione per tutti noi e ogni difficoltà ci spinge a fare di più. La soddisfazione c’è quindi in ogni singola azione positiva che compiamo, non tanto come un sentimento autocelebrativo, ma come sempre maggior consapevolezza di avere semplicemente fatto ciò che era giusto e di avere contribuito al miglioramento del mondo dove viviamo. Un pezzettino alla volta e con il meraviglioso effetto collaterale di migliorare noi stessi cercando di essere utili agli altri.

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