l’arte degli ex voto

“LOVE” onlus, in collaborazione con Banca Mediolanum – FBO Special Piazza Pola Treviso e “ANTEAS”,  promuovono da sabato 13 a domenica 28 aprile 2019 presso gli spazi di Banca Mediolanum una mostra unica nel suo genere con le riproduzioni di alcuni degli ex voto del Santuario della Madonna di Perasto (attuale Montenegro).

Oltre al curatore della mostra, sig. Piero Pazzi, interverranno alla vernice di presentazione prevista per sabato 13 aprile alle ore 11:
il direttore del Family Banker Office Special dr. Andrea Barzan Alberto Franceschinnipresidente di ANTEAS e una delegazione del “1° Reggimento Infanteria Veneto Real”.

La mostra, a ingresso gratuito, sosterrà le attività di ANTEAS, associaizone impegnata nella provincia di Treviso nel campo dei trasporti sociali e del sostegno alle famiglie colpite da alzheimer.

Tesori della civiltà veneta in Montenegro
di Piero Pazzi

Da qualche tempo si parla e si scrive molto sugli ex-voto, giacche gli storici più attenti li riconoscono come una fonte attendibile e assai importante per una ricostruzione serena di eventi passati, soprattutto di quelli legati alle vicende della storia militare o della cronaca quotidiana.
Per capire fino in fondo il linguaggio degli ex-voto, non si dovrebbe mai dimenticare che essi furono e sono autentiche preghiere, atti di fede, di venerazione e di ringraziamento. Senza questa chiave di lettura, per altro molto intima e nella quale dovremmo sentirci invadenti di uno spazio altrui, lo studio degli ex-voto conduce a risultati modesti e riduttivi, limitati ad aspetti singoli che non danno spiegazioni complete, e che restano manchevoli anche da un punto di vista storico-artistico.
Gli ex-voto attestano dunque un itinerario di autentica fedeltà a Dio, alla Vergine e ai Santi che trovava le sue maggiori espressioni in una pietà popolare profonda e assai ricca nelle sue varietà. Ne esistono di diversi tipi e potremmo classificarli per censo se ricercassimo solo la loro qualità e pregio artistico, ma questo non è l’unico aspetto.
Considerando ad esempio quelli offerti da esponenti dei ceti meno abbienti, che vivevano in condizioni di povertà, conveniamo che non sono certo meno interessanti e che non possono considerarsi documenti di rassegnazione ma testimonianze di fede e di speranza, atti di coraggiosa fiducia nell’intercessione divina.
Essi rappresentano un tributo di riconoscenza, com’è attestato nelle raffigurazioni ricche di significati particolari riprodotti nelle tavole votive con estrema semplicità e spontaneità. Questi esempi di arte popolare, spesso ingenua, documentano un itinerario di devozione e un’intensa pietà importanti sia per la storia della Chiesa, sia per quella della società civile.
Spesso gli ex-voto contengono iscrizioni più ampie della semplice dedica, quasi una cronachetta condensata dal fatto che ne è all’origine e del prodigio con numerosi indizi interessanti non solo per il culto ma anche per la storia quotidiana di una determinata realtà territoriale. Molti documentano anche i casi di grazie ricevute per guarigione di diverse malattie e situazioni di aggravio in alcune parti del corpo.
Tutti comunque rivestono importanza nel comporre il vasto mosaico del tempo passato del quale sono una piccola, e per quanto insignificante, insostituibile tessera.
Nel corso della seconda metà dell’Ottocento si assiste al declino degli ex-voto in argento quando cioè ebbe inizio la produzione in forma industriale, tanto che in brevissimo tempo la produzione, che più nulla aveva di artistico, si concentrò in una scarsa decina di soggetti infinitamente ripetitivi nella loro monotonia, bruttezza e grossolanità artistica. Questo fattore sta alla base, per il disinteresse verso gli oggetti di produzione contemporanea, codificati né più né meno che cianfrusaglie capaci di annullare nella loro mediocrità, persino la spontaneità del ringraziamento per la grazia ricevuta.
I testi che trattano gli ex-voto nella civiltà veneta non abbondano di certo, questo vuole essere un piccolo contributo alla conoscenza di questo vasto e sconosciuto universo e grazie alla ricchezza artistica delle Bocche di Cattaro, il Montenegro oggi ci sovviene dandoci modo di esporre questa superba collezione di ex-voto d’argento dell’età barocca.
Un insieme peculiare, un unicum in Europa, giacché in nessun altro luogo ci risulta una concentrazione così massiccia di ex-voto d’argento di quest’epoca, fatto che si deve a una circostanza fortuita cioè all’essere scampato ai saccheggi delle armate napoleoniche. Rende ancora più interessante questo insieme la grande abbondanza di opere a soggetto navale.
È stato possibile realizzare le copie per questa mostra grazie all’interessamento di LOVE onlus.
Questo evento, reso possibile grazie a Banca Mediolanum, si prefigge di concentrare l’attenzione del pubblico sulla grande ricchezza artistica del Montenegro, crocevia di popoli e culture, uno Stato per la verità ancora non sufficientemente noto nella compagine europea dove per alcuni appare come l’ultimo Stato a essersi reso indipendente da un contesto artificioso, mentre per altri è un esempio da seguire nel cambiamento nel mutevole ritratto della geopolitica europea, in costante e plurisecolare cammino alla ricerca di un equilibrio perfetto.

Piero Pazzi
Cattaro, febbraio 2019

 

Introduzione agli ex voto delle Bocche di Cattaro

Perla del Montenegro è territorio delle Bocche di Cattaro che possiede la rara fortuna di conservare quasi intatto il suo patrimonio artistico, anche per ciò che concerne gli ex-voto, avendo sorpassato in modo quasi indolore le vicende della travagliata età contemporanea, dalle tristi vicende napoleoniche ai conflitti del ‘900.
In tutti i suoi centri minori: Castel Nuovo, Risano, Perasto, Dobrota, Scagliari, Mula, Perzagno e Stolivo rimane a memoria della pietà delle genti bocchesi una gran quantità di tabelle votive d’argento donate alla Vergine e ai Santi.
Son alcune migliaia, la maggior parte delle quali risale all’età barocca, altre sono più moderne e furono eseguite nel corso dell’800, poche sono posteriori alla prima Guerra Mondiale.
Sulla Dalmazia, e sull’Albania Veneta, come viene sovente designata, a partire dal secolo XVI, la porzione appartenente oggi al Montenegro, nella nostra lingua, poco si è scritto in tempi recenti a parte una breve opera priva di concetti, ma densa di nozione riportate, dove pur avendo per titolo “per trecentosettantasette anni … ” non sono neppure considerate le Bocche di Cattaro.
La conoscenza del patrimonio artistico delle provincie dello Stato da Mar, è di considerevole importanza anche se praticamente da noi, ancora poco nota o addirittura sconosciuta.
Riguardo l’oreficeria dalmata, che consideriamo a pieno titolo un capitolo a se stante e complementare dell’oreficeria veneta al pari di altre provincie con delineamenti stilistici propri quali ad esempio Padova, Verona, Brescia e Bergamo lo studio di questi ex-voto d’argento ci ha permesso di identificare opere autoctone, ovvero di produzione bocchese.
Cattaro è assieme a Zara l’unica piazza della Dalmazia Venta con una propria storia orafa; Cattaro e le sue bocche però superano Zara che a dire il vero ha avuto un ruolo tutto sommato modesto.
La straordinaria abbondanza degli ex-voto d’argento offerti alle principali chiese delle Bocche di Cattaro sono un a testimonianza particolare della ricchezza artistica di questi luoghi tanto da conferire a questa provincia, per chi dedito allo studio degli ex-voto, quasi uno status esclusivo nel mondo cattolico.
Oltre alla devozione della popolazione locale, custode del santuario mariano più venerato della Dalmazia, è da premettere che tale abbondanza di opere è felicemente arrivata ai nostri giorni riuscendo a schivare quasi tutte le travagliate vicende storiche degli utlimi due secoli.
La campagna di catalogazione degli ex voto del Santuario dello Scarpello inizio nel 2006 con lo studio dei 15 pannelli affissi alle pareti del santuario.

 

La Repubblica Settinsulare
di Ettore Beggiato
Fernand Braudel, il grande storico della civiltà del Mediterraneo ne parlava come della “flotta immobile di Venezia” e in effetti nelle sette isole ionie (Corfù, Passo, Itaca, Zante, Cefalonia, Santa Maura, Cerigo) la bandiera del leone alato di San Marco ha sventolato per diversi secoli; in particolare Corfù è l’unico lembo di terra greca che non fu, grazie alla Serenissima, mai occupato dai turchi.
Il libro di Ettore Beggiato che finora si era concentrato sull’ottocento veneto, pubblicando volumi sull’insorgenza veneta del 1809, sulla battaglia di Lissa e sul plebiscito di annessione del Veneto al Regno d’Italia, inizia con un capitolo dedicato alla presentazione storico-geografica delle sette isole, presentazione quanto mai necessaria poiché si riscontra una scarsa conoscenza di queste isole, nonostante secoli di storia comune con la Repubblica Veneta e la relativa vicinanza alla penisola italiana.
“Il diciannovesimo secolo era appena incominciato quando sulla carta geopolitica della vecchia Europa stava per apparire un nuovo stato: la Repubblica Settinsulare (o Eptaneso) composta dalle sette isole ionie (Corfu, Passo, Cefalonia, Zante, Santa Maura, Itaca e Cerigo) che avevano appena chiuso, nella maniera traumatica che tutti sappiamo, la secolare appartenenza alla Serenissima Repubblica Veneta, e che continuavano in questa nuova dimensione statuale la loro esperienza comune. La nuova Repubblica nasceva con la benedizione della Russia zarista e dell’impero ottomano, ma su queste isole così strategicamente importanti avevano già manifestato le loro intenzioni sia la Francia, occupandole nel 1797 e pronta a tornare nuovamente da conquistatrice nel 1807, che l’Inghilterra, la quale dovrà attendere il 1815 per farne un protettorato, inventando proprio qui quel concetto che poi esporterà in tutto il mondo.
La nuova Repubblica, avente per capitale Corfù, decise liberamente e democraticamente , di mettere sulla propria bandiera il Leone di San Marco con il libro chiuso e le sette frecce rappresentanti le sette isole, lo stesso simbolo della Serenissima. Evidentemente Venezia aveva lasciato un grande ricordo in queste Terre, e il Leone di San Marco rappresentava secoli e secoli di buongoverno, di lungimiranza e di saggia amministrazione e proprio questa determinazione di voler continuare a far sventolare nel mar Mediterraneo il Leone di San Marco lo sta a significare in maniera inequivocabile; altro che Dominante rapace e proterva come continuamente ci viene propinato da certi storici italiani ! Una storia, quella della Repubblica Settinsulare, che continua ad essere sconosciuta alla stragrande maggioranza del popolo veneto e l’obiettivo di questa modesto lavoro è proprio quello di portare a conoscenza delle Venete e dei Veneti questo momento storico significativo e di invogliarli a visitare, conoscere e apprezzare queste splendide sette isole nelle quali troveranno tante testimonianze della straordinaria civiltà della Serenissima.”

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