Libano. Andata e Ritorno.

La nostra visita in Libano ci ha messo di fronte a una realtà fatta di contrasti fortissimi. Un Paese straordinario per storia, cultura e bellezza, ma profondamente segnato da una crisi che sembra non avere fine. La guerra, che continua a lasciare ferite aperte, è solo uno dei problemi con cui la popolazione deve convivere ogni giorno.

Il default bancario del 2019 ha rappresentato uno spartiacque drammatico: centinaia di migliaia di famiglie hanno visto svanire i risparmi di una vita, mentre l’inflazione è salita alle stelle e il costo della vita è diventato insostenibile. Basti pensare che 100.000 lire libanesi, che valevano circa 67 euro prima della crisi, oggi valgono poco più di 1 euro. Uno stipendio da impiegato che un tempo corrispondeva a circa 2.000 euro mensili oggi ne vale poco più di 600, spesso sufficienti appena per pagare l’elettricità e la scuola dei figli, senza nemmeno arrivare a coprire le spese alimentari.

Eppure, accanto alle difficoltà, abbiamo incontrato persone capaci di conservare dignità, ospitalità e speranza. Famiglie che continuano a guardare avanti, comunità che si sostengono reciprocamente e realtà che ogni giorno si impegnano per aiutare chi è rimasto indietro. È un Libano che soffre, ma che non si arrende. E proprio per questo merita di essere conosciuto, sostenuto e raccontato.

La storia recente

Il Libano è un Paese dalla storia recente segnata da profonde ferite politiche, economiche e sociali. La guerra civile, durata dal 1975 al 1990, ha devastato il territorio e lacerato il tessuto della società, lasciando in eredità divisioni che ancora oggi influenzano la vita politica del Paese. Alla fine del conflitto seguì una lunga presenza militare e politica della Siria, che mantenne una forte influenza sul Libano fino al ritiro delle proprie truppe nel 2005.

Negli anni successivi il Paese ha vissuto una fragile stabilità, sostenuta da un sistema economico fortemente dipendente dai capitali esteri e dal settore bancario. Tuttavia, a partire dalla seconda metà degli anni 2010, sono emerse profonde fragilità strutturali: il rallentamento dell’economia, l’aumento del debito pubblico e la diminuzione degli afflussi di valuta estera hanno progressivamente minato la sostenibilità del sistema.

La crisi è esplosa tra il 2019 e il 2020 con il default dello Stato e il collasso del sistema bancario. Centinaia di migliaia di famiglie hanno visto svanire i propri risparmi, la lira libanese ha perso gran parte del suo valore e l’inflazione è salita a livelli drammatici. Quella che un tempo era considerata una delle economie più dinamiche del Medio Oriente si è trasformata in una delle più gravi crisi economiche contemporanee, aggravata negli anni successivi da instabilità politica, tensioni regionali e conflitti armati.

La crisi e le famiglie

Tra gli effetti più devastanti della crisi economica vi è stato il crollo del potere d’acquisto della classe media libanese. Famiglie che per decenni avevano goduto di un tenore di vita dignitoso si sono ritrovate improvvisamente impoverite. I risparmi depositati nelle banche sono stati di fatto congelati o fortemente svalutati, mentre stipendi e pensioni, pagati in lire libanesi, hanno perso gran parte del loro valore reale.

La moneta nazionale ha subito una svalutazione senza precedenti: se prima della crisi 100.000 lire libanesi equivalevano a circa 67 euro, oggi valgono poco più di un euro. Parallelamente, l’inflazione ha raggiunto livelli estremamente elevati, facendo impennare il costo di beni essenziali come alimenti, carburanti, medicinali ed energia. Per molte famiglie l’accesso a servizi un tempo considerati normali è diventato un lusso.

Il risultato è stato un rapido ridimensionamento della classe media, tradizionale pilastro della società libanese. Molti professionisti, impiegati e piccoli imprenditori sono scivolati verso condizioni di povertà o forte precarietà economica, mentre migliaia di giovani hanno scelto di emigrare in cerca di opportunità e stabilità. Ancora oggi, nonostante alcuni segnali di adattamento dell’economia, le conseguenze sociali della crisi continuano a pesare profondamente sulla vita quotidiana dei cittadini.

L’aggressione di Israele e il dramma dei profughi

Alle profonde ferite lasciate dalla guerra civile (1975-1990), dalla lunga occupazione siriana e dal devastante collasso economico seguito al default bancario del 2019, il Libano ha dovuto affrontare anche le conseguenze del recente conflitto tra Israele e Hezbollah.

L’aggressione israeliana nel sud del Paese e gli intensi bombardamenti lungo l’area di confine hanno causato migliaia di vittime, la distruzione di interi villaggi e una nuova emergenza umanitaria. Nel momento più critico della guerra oltre un milione di persone, secondo alcune stime circa 1,2 milioni, sono state costrette a lasciare le proprie case, soprattutto nelle regioni meridionali. Molti centri abitati sono stati gravemente danneggiati o quasi completamente rasi al suolo, lasciando al ritorno degli abitanti soltanto macerie e infrastrutture distrutte.

Questo nuovo dramma si è abbattuto su un Paese già stremato dalla crisi economica che ha impoverito gran parte della classe media: la lira libanese ha perso quasi tutto il proprio valore, l’inflazione è esplosa e milioni di persone hanno visto svanire i risparmi di una vita.

A rendere ancora più complessa la situazione contribuisce la presenza di circa 1,5 milioni di profughi siriani, arrivati nel Paese a seguito della guerra civile in Siria. Si tratta di una delle più alte concentrazioni di rifugiati al mondo in rapporto alla popolazione residente, un peso enorme per un Paese di poco più di cinque milioni di abitanti, già alle prese con enormi difficoltà economiche, sociali e istituzionali.

Una goccia nel mare della speranza

In questo contesto di profonda crisi economica e sociale, assumono un’importanza fondamentale le iniziative di solidarietà promosse dalle realtà locali. A Byblos, il lavoro di Padre Charbel e dell’associazione “L’Acqua del Tempio” rappresenta un esempio concreto di sostegno alle persone più vulnerabili. Grazie all’impegno di volontari e benefattori, è stata organizzata una farmacia solidale che distribuisce gratuitamente medicinali a famiglie che non potrebbero permetterseli o che faticano a reperirli sul mercato, dove molti farmaci sono diventati difficili da trovare o hanno raggiunto prezzi proibitivi. Parallelamente, l’associazione provvede alla preparazione e alla distribuzione di pacchi alimentari destinati alle famiglie più colpite dalla crisi, offrendo un aiuto essenziale per affrontare le difficoltà quotidiane. In un Paese dove povertà, inflazione e instabilità hanno messo in ginocchio una parte crescente della popolazione, queste iniziative rappresentano non solo un sostegno materiale, ma anche un segno concreto di speranza e vicinanza umana.

Ogni aiuto è prezioso

Nel nostro viaggio in Libano abbiamo avuto l’opportunità di conoscere personalmente Padre Charbel e Claudia dell’associazione L’Acqua del Tempio e di vedere con i nostri occhi il lavoro che svolgono ogni giorno a favore delle persone più fragili. Abbiamo riscontrato grande serietà, dedizione e trasparenza, ma soprattutto un modo di operare molto vicino a quello che da sempre contraddistingue anche LOVE Onlus: concreto, diretto al risultato, senza sprechi di energie e senza inutili fronzoli. Ogni aiuto raccolto viene trasformato rapidamente in un sostegno reale per chi ne ha bisogno.

Negli ultimi mesi LOVE Onlus ha contribuito al finanziamento e alla distribuzione di pacchi alimentari destinati alle famiglie più colpite dalla crisi economica e dalle conseguenze della guerra. Oggi, però, le necessità sono ancora enormi e serve uno sforzo collettivo.

Nelle prossime settimane si presenta un’opportunità unica: a metà luglio partirà una nave dell’Esercito Italiano diretta in Libano che potrà trasportare gli aiuti raccolti direttamente a destinazione. Una possibilità straordinaria per trasformare la generosità di tanti in un aiuto concreto e immediato.

Per questo lanciamo un appello a tutti.

Servono *farmaci e materiale sanitario*: avete amici farmacisti? Conoscete aziende farmaceutiche, distributori o produttori che possano donare medicinali o dispositivi medici? In un Paese dove molti farmaci sono diventati introvabili o economicamente inaccessibili, anche una piccola fornitura può fare una grande differenza.

Servono inoltre *alimenti a lunga conservazione*: pasta, riso, tonno, fagioli, legumi, scatolame, latte a lunga conservazione, biscotti e prodotti di prima necessità. Sono richiesti anche *abbigliamento*, coperte, materiale per l’infanzia, *prodotti per l’igiene personale* e tutto ciò che possa aiutare famiglie che stanno affrontando condizioni di estrema difficoltà.

Dietro le statistiche sulla crisi e sulla guerra ci sono persone vere: bambini, anziani, malati e famiglie che hanno perso i propri risparmi, il lavoro e spesso anche la propria casa. Oggi abbiamo la possibilità concreta di aiutarli.

Chiediamo a tutti di diffondere questo appello, coinvolgere amici, aziende e conoscenti e contribuire secondo le proprie possibilità. Ogni scatola di farmaci, ogni pacco di pasta, ogni coperta e ogni gesto di solidarietà possono diventare un aiuto prezioso e un segno di speranza per chi ne ha più bisogno.

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