PALESTRA “A. MAGNANI”

Sintesi

Kozarska Dubica (in serbo: Козарска Дубица) o Bosanska Dubica (in serbo: Босанска Дубица) o Dubicza (in turco), spesso richiamata in letteratura come Dubitza, è una città e municipalità della Bosnia ed Erzegovina situata nel nord della Repubblica Serba, sulle rive del fiume Una con 23.074 abitanti al censimento 2013.
Da non confondere con la opposta città di Hrvatska Dubica, in Croazia, dall’altra parte della Unna. Già fortezza dei Cavalieri di Rodi, poi passata ai signori di Zrin, che la perdettero, nel 1538 a favore del Turco. Da quel momento venne lungamente disputata dagli Imperiali, che la presero nel 1687, dopo un assedio iniziato nel 1685. Ceduta in proprietà a Vienna con Pace di Carlowitz del 1699, venne restituita con la Pace di Passarowitz del 1718, a fronte degli immensi ingrandimenti guadagnati più a sud.

la Scuola elementare “Vuk S. Karadžić”

la scuola elementare “Vuk S. Karadžić “, costruita nel 1961, è una delle tre scuole elementari di Kozarska Dubica.
Prima della costruzione di questa scuola, le lezioni si svolgevano in un vecchio edificio che non poteva soddisfare i requisiti minimi per le esigenze dell’insegnamento e per il numero degli studenti in costante aumento. Questa scuola quindi ha continuato il lavoro e la tradizione della scuola nazionale, fondata nel 1856/57.
La scuola “Vuk Stefanović Karadžić” oggi ha 719 studenti e 64 insegnanti, suddivisi in 40 classi.
La scuola è rinomata per la grande attenzione dedicata allo sport e all’arte e nel tempo ha conseguito numerosi successi in questi campi.
La scuola, come altre nella zona, ha subito gravissimi danni durante la guerra; successivamente fu restaurata parzialmente e come meglio possibile ma il peso del tempo si fa naturalmente sentire e l’aiuto pubblico non è sempre sufficente e nemmeno garantito, considerati i molti anni di grave crisi economica.
Gli insegnanti e gli impiegati della scuola si sono quindi sempre impegnati nella ricerca di donazioni da tutto il mondo, scrivendo numerosi progetti, e anche rimboccandosi le mani per fare da loro quanto possibile.
Ad esempio nel tempo è stato possibile rinnovare i bagni della scuola:

Considerando che nella città la grande maggioranza dei bambini esercita almeno uno sport, la ristrutturazione e la messa in sicurezza dei locali della palestra riveste una priorità non solo fisica ma soprattutto psicologica.
Sono inoltre state organizzate e promosse iniziative per la raccolta dei libri per labiblioteca della scuola che non erano disponibili per gli studenti, così come diversi progetti minori relativi all’acquisto di giochi didattici, stampanti e processori.

il progetto e la ricaduta sociale

L’attività sportiva, in special modo nella giovane età, è una necessità non solo in merito alla salute delle giovani generazioni ma rappresenta un volano eccezionale per la diffusione di valori come il rispetto, il gioco di squadra, la convivenza, la condivisione di obiettivi comuni, la squadra ecc., che in queste terre martoriate da terribili vicissitudini possono assumere ancor maggiore rilievo e importanza sociale.
L’esempio positivo di Alice, inoltre, può fungere da vero moltiplicatore come modello positivo a cui tendere.
LOVE si impegna quindi a reperire i fondi, a coordinare e monitorare gli stati di avanzamento e la buona riuscita del presente progetto.

(articolo di R. Conci, La Voce del Trentino, 24.05. 2018)

Alice Magnani

Il 24 maggio 2105 si celebravano gli strazianti funerali di Alice Magnani morta in circostanze tragiche il 21 maggio dello stesso anno in un incidente stradale sulla statale di Dolcè mentre era di ritorno dall’allenamento di Tamburello.
Oltre 2.000 persone si erano radunate nel campo sportivo di Segno per dare l’ultimo addio ad Alice, il cui ricordo è ancora molto vivo nella comunità nonesa e fra tutte le squadre di tamburello. Ai funerali di Alice erano infatti presenti tutte le squadre di tamburello della regione e alcune venute anche da fuori (anche dalla Sardegna), due prefetti, il presidente del coni Trentino Giorgio Torggler e il presidente del comitato organizzatore delle Universiadi Sergio Anesi
Ma presente, quel tragico 24 maggio 2015, soprattutto una comunità, quella della val di Non, attonita e straziata dal dolore, che si è stretta vicino ai genitori Dino e Danielle e alla sorella Isabella, per aiutarli a superare questo tragico momento.
Don Albino nel suo ultimo saluto aveva voluto ricordare alcune parole del testo di Francesco Guccini, «Forte la mano teneva il volante, forte il motore cantava, non lo sapevi che c’era la morte quel giorno che ti aspettava».
Il breve viaggio di Alice è finito dove è iniziato, nel piccolo campo del paese dove ha mosso i primi passi in uno sport che l’ha portata a vincere tutto e a diventare una delle più forti giocatrici di sempre.
Ma Don Albino dopo le commosse parole citate lentamente aveva dato un messaggio di speranza ritornando sul testo della canzone di Guccini, «Voglio però ricordarti com’eri, pensare che ancora vivi, voglio pensare che ancora mi ascolti, e che come allora sorridi, che come allora sorridi». Continuando poi «questa è la riposta che cerchiamo tutti, la risposta che dobbiamo trovare dentro di noi, e con l’aiuto di quello che ci ha lasciato Alice, cioè gioia, tenacia, intraprendenza e bontà verso il prossimo».
Difficilmente si ricordano funerali così partecipati, dove per ore si è sentito solo il dolore e l’angoscia dei genitori e degli amici più cari di Alice.
Molte le lacrime da parte di tutti, ma quel giorno l’apice è stato raggiunto quando don Albino ha ricordato in alcuni parole struggenti la filosofia di vita di Alice, «Nella vita – aveva pronunciato con la voce rotta dall’emozione Don albino – vale la pensa di lottare solo per le cose senza le quali non vale la pena di vivere, questo diceva sempre Alice».
Poi Il parroco aveva alzato il tamburello che Alice ha usato nella sua ultima partita leggendo quanto era scritto in quei 28 centimetri di pelle, «Credici» «Ecco quello che ci insegna Alice – aveva concluso don Albino – a credere sempre, a sperare che dopo il buio ci sia la luce».
In quella triste giornata di allora rimangono scolpiti nella memoria di molti gli sguardi persi nel vuoto di Dino e Danielle Magnani, gli sguardi attoniti dei presenti e i numerosi messaggi di solidarietà degli amici più cari.
«Non ci sono parole, non si può spiegare il dolore che proviamo in questo momento, siete in tanti – aveva detto Dino Magnani abbracciato alla moglie Danielle – se ognuno di voi ci aiuta a portare il peso del macigno che ci è crollato addosso sarà più facile superare questo momento. È stata Alice a scegliere noi, non noi a scegliere lei, è entrata nella nostra casa come una luce piena di energia, ma purtroppo è passata veloce come una stella cometa, troppo veloce…Arrivederci birba, addio Principessa…»
Era stato proprio in quel momento, come per magia, che nel cielo si è aperto improvvisamente un squarcio di sereno, fra i nuvoloni minacciosi, come per accogliere Alice lassù, oltre le nuvole, in Paradiso.
Quando succedono tragedie come queste le domande che tutti ci facciamo sono molte e spesso puntualmente rimangono senza risposte.
Ma forse la morte di Alice è diversa, forse ha un senso, forse quanto lei ha fatto nella sua breve vita rimarrà per sempre nell’anima delle molte persone che hanno avuto la fortuna di conoscerla, di amarla, stimarla e rispettarla.
I valori in cui lei ha creduto ciecamente e per cui ha sempre tenacemente combattuto stavolta non di dissolveranno con le sue ceneri nel vento, ma rimarranno dentro una comunità che saprà reagire subito per continuare quello che lei ha lasciato, cioè, amore, voglia di vivere, voglia di lottare e di… crederci sempre.
Per questo nel suo nome fra pochi giorni prenderà vita il film documentario sulla sua vita. Il film parla delle malattie reumatiche infantili riprendendo la vita di Alice e i grandi traguardi sportivi raggiunti. Il progetto è stato voluto dall’associazione «Il volo» e curato dal regista Massimo Gabbani.

Riva del Garda, 28 settembre 2018

Appendice fotografica

Ecco lo stato attuale della palestra:

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