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UNA CASA PER IVANA

Questo progetto nasce in un giorno d’estate, quando Padre Ilarion, Abate del Monastero di Draganac, ci invita a visitare il Villaggio di Gnijlane. Lui, come sempre, è molto convincente: «Venite a Gnijlane, vorrei farvi vedere la casa della famiglia Maximovic, sono molto poveri, hanno una situazione disastrosa, hanno bisogno di un aiuto, magari si può fare qualcosa…»
Quando Padre Ilarion parla con questo tono, bisogna prepararsi al peggio, e infatti il peggio arriva.
La casa dei Maksimovic, non è degna di questo nome, una catapecchia di gesso e fango che resta in piedi per tragica scommessa con la sorte; traballante, con il tetto sfondato in più punti, crepe sui muri portanti, pavimento inesistente, un odore terribile, niente elettricità, niente mobili, sacchetti di plastica per armadi, niente reti, solo materassi a terra per dormire la notte.
Giovanni, che di mestiere fa il fotoreporter e nella sua carriera ne ha viste di tutti i colori, non riesce a scattare, è attonito, commosso.
La famiglia è un colpo al cuore, padre e madre distrutti dalla fatica e dalla vita, tre ragazzi disabili mentali. Tutti ti guardano sorridenti, ma distanti, assenti, sembra d’essere dentro a “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, però Jack Nicholson non entra in scena e questo purtroppo non è un film; l’intervallo qui, non arriva mai.
I figli che conosciamo sono due maschi, Ljubiša e Slaviša poi c’è una ragazza, Miljana, un viso allegro ma vivono un’altra dimensione, giocano con Padre Ilarion, incuranti dei loro abiti, del loro taglio di capelli, eseguito a casaccio, dalla mamma.
Poi all’improvviso arriva lei, la quarta. Si chiama Ivana.
Non è bella, ma è tutta precisa in una canottiera piena di strasse, di quinta mano. La maglia è quasi lisa, ma pulitissima, stirata a dovere, profuma di fresco.
Siamo affascinati da questa ragazzina compita, ha 14 anni, frequenta con profitto la scuola, parla voce bassa, ha un velo di tristezza negli occhi, che si disperde non appena incontra quelli dei propri fratelli. Con loro è amorevole, delicata, sorridente.
Non possiamo descrivere le impressioni che ci suscita, è una specie di piccolo angelo in un mondo di bruttezza che non dovrebbe nemmeno esistere.
Ma dove sono finite le scrittrici – ci chiediamo con Giovanni – dove sono quelle brave, quelle in grado di spiegare quant’è umiliante diventare donna in questo palcoscenico degradato? Quanta forza e coraggio sono necessari ad Ivana, per non perdersi, per rimanere quello che è, una piccola eroina coraggiosa.
Siamo sconcertati, pensiamo che Ivana stia pagando tutte le ingiustizie del mondo, alla sua innata femminilità quotidianamente mortificata, alle sue esili spalle gravate da un destino pesante, pensiamo che non ci sia clemenza per questa ragazzina serba che sta diventando donna, pensiamo alla sua canotta strassata che ha veduto troppe stagioni, al suo sorriso quando incontra lo sguardo dei fratelli, alla deferenza che usa parlando con Padre Ilarion, al suo sguardo esausto e alo stesso tempo sereno, pensiamo allo smalto scadente sulle unghia ed allora prendiamo una decisione: la peggiore possibile!
 
Le chiediamo di esprimere un desiderio. Qualsiasi cosa lei desideri, noi la realizzeremo, ci sentiamo dei supereroi: «dì pure cosa vuoi, Ivana e l’avrai».
Lei ci guarda con gli occhi spalancati e domanda se può veramente chiedere ciò che più desidera: «Si bambina, oggi ti è concesso tutto» … e noi siamo già pronti all’inevitabile.
Chiederà un iPhone, magari un viaggio a Disneyland, forse un vestito Dolce & Gabbana, il motorino e se volesse uscire una sera con il vampiro di Twilight, come faremmo ad accontentarla? «Tu chi conosci a Los Angeles?» chiedo a Giovanni, sono quasi certo che decida per il giovane Pattinson e voglio essere pronto …
Ivana, trattiene un attimo il respiro e poi sussurra emozionata: «io vorrei tanto una doccia».
Noi pensavamo a Hollywood, lei al bagno. Ci ha ucciso.
Che razza di uomini siamo, quando ogni mattina ci facciamo una doccia, senza ringraziare Dio, senza pensare che stiamo usando il desiderio più segreto e ambito di una ragazzina di quattordici anni, distante da noi appena un’ora di aereo? Quando siamo diventati così insensibili? Com’è che non ce ne siamo accorti?
E’ stato allora che abbiamo deciso. Niente Apple, nista Hollywood, scriviamo un progetto per Ivana, per costruire al villaggio di Gnjilane in Kosovo, una nuova casa per tutta la famiglia Maximovic. Una vera casa, dove non piova dentro in autunno, non ci nevichi in inverno, che profumi in primavera e che non crolli, incartapecorita dal caldo, in estate.
Nel luglio 2013 le mura delle casa sono state terminate, la famiglia Maksimovic non trascorrerà un altro inverno nel vecchio tugurio, ma come spesso accade nelle opere di costruzione, il costo dei lavori ha sfondato il tetto del preventivo (7.000€) e c’è bisogno di recuperare ulteriori fondi per finanziare l’ultimazione della casa e procedere con l’acquisto dei mobili.
Abbiamo così deciso di considerare concluso il primo step del nostro progetto, facendolo seguire immediatamente da un secondo: il reperimento di altri 5.500,00 euro che possano consentire la consegna delle sospirate chiavi alla famiglia, prima che giunga l’inverno.
Abbiamo preso questo impegno e insieme all’Associazione “Amici di Decani” abbiamo deciso di editarlo:
Progetto Solidale UNA CASA PER IVANA
Obiettivo generale: euro 7.000,00 (primo step)+ 5.500 (secondo step)
Promotori: Associazione Amici di Decani e LOVE
nello spirito del nostro Statuto e nel rispetto dei valori della solidarietà e del rispetto, possono aderire tutti, Associazioni, Privati, Gruppi sportivi, Enti, Colleghi d’ufficio, Scolaresche e Comunità religiose.
Come donare:
bonifico bancario
sul conto IT23X0316501600000011715133
Intestazione: LOVE onlus
Causale: Una Casa per Ivana
Mediolanum Send Money
all’indirizzo email: BeLoveRevolution [at] gmail.com
Causale: Una Casa per Ivana

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